FAQ

  • Quali sono i principi della politica per la gestione dei rifiuti?

    I piani europei, nazionali e regionali per la gestione del ciclo dei rifiuti puntano a obiettivi della raccolta differenziata molto importanti.
    L’obiettivo è azzerare il ricorso alle discariche e recuperare materia ed energia dai rifiuti. Per farlo, è necessario dotarsi di impianti che consentano di trattare adeguatamente le diverse frazioni derivanti dalla raccolta differenziata.

  • Cosa prevede il Piano Regionale dei Rifiuti?

    Il piano per la gestione dei rifiuti approvato dalla Regione Umbria nel 2009 pone un obiettivo molto importante per la raccolta differenziata: entro il 2016 occorre raggiungere il 65%, mentre al 2020 l’obiettivo sale al 72%.
    Il dato regionale attuale (come da Certificazione della Regione Umbria) è pari al 50,6%.
    Il mancato raggiungimento degli obiettivi, da parte degli ATI, comporta l’applicazione di una sanzione sulla base di quanto previsto dal regolamento regionale.

    FONTE: Certificazione della produzione dei rifiuti urbani e della raccolta differenziata nell’anno 2015 approvata dal Consiglio regionale dell’Umbria

  • Perché serve questo impianto?

    L’impianto di compostaggio di Casone è in funzione da venti anni: oggi non risponde più adeguatamente ai bisogni del territorio, tanto meno è in grado di sostenere lo sforzo per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano regionale.
    Integrarlo con un nuovo impianto, significa ammodernarlo, riducendo l’impatto ambientale, in particolare le emissioni odorigene.
    Il nuovo impianto consentirà di raggiungere l’autosufficienza e di gestire il ciclo dei rifiuti in autonomia, evitando di inviare in altre regioni i rifiuti non trattati, con evidenti costi aggiuntivi.

  • Come funziona?

    Quello previsto è un sistema impiantistico costituito da due sezioni di trattamento diverse: una per la produzione di biometano, una per la produzione di compost.
    1. Il biometano
    Il progetto prevede un impianto di digestione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno) dei rifiuti organici per la produzione di biogas. Attraverso un passaggio successivo, detto di purificazione del biogas (upgrading), si ottiene il biometano. Si tratta di un “sistema chiuso” in cui la fermentazione avviene in un ambiente sigillato.
    2. Il compost
    Questa seconda linea serve per la produzione del compost e sostituisce integralmente quella attuale: il progetto prevede un’area in cui il materiale in uscita dal processo di digestione anaerobica, cioè il digestato, viene stabilizzato per produrre compost con alto contenuto fertilizzante per il terreno.

    La tecnologia scelta da Asja è tra le più innovative ed è ormai consolidata nei paesi del Nord Europa.

  • Che cos’è il biometano?

    Il biometano è un gas pulito e sostenibile. Si ottiene attraverso la purificazione del biogas derivante dalla degradazione dei rifiuti organici, come ad esempio l’umido della raccolta differenziata. La produzione di biogas è un processo naturale, noto come digestione anaerobica ed avviene in assenza di ossigeno. Dopo il processo di purificazione, il biogas diventa biometano.
    La produzione di biometano consente di ottenere dei benefici evidenti:

    • recupera energia dai rifiuti,
    • igienizza il rifiuto,
    • abbatte la produzione di cattivi odori,
    • consente di trasformare i rifiuti in un fertilizzante,
    • rispetta l’ambiente perché riutilizza un gas che se disperso in atmosfera avrebbe un effetto serra maggiore della CO2.
  • Quali rifiuti saranno trattati?

    L’impianto sarà alimentato attraverso la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, oltre a sfalci di verde e potature.
    Il processo prevede una fase di verifica e controllo sui rifiuti in ingresso.
    Per ciascun tipo di rifiuto è previsto un codice identificativo (CER).
    L’impianto non può trattare rifiuti non codificati, né rifiuti pericolosi.

  • Quanti rifiuti saranno trattati nell’impianto?

    La capacità massima prevista dell’impianto è di 53.500 tonnellate all’anno.
    È importante sottolineare che l’impianto non si aggiunge a quello attuale, ma lo sostituisce, rendendolo più efficiente e integrando la produzione di biometano.

  • Da dove arrivano i rifiuti organici che alimentano la produzione di biometano?

    A livello regionale, nel 2015, la quantità di FOU prodotta è pari a 104.540 ton (83.770 ton FOU + 20.770 ton stralci verde).
    Questi valori sono destinati a crescere, considerando gli obiettivi fissati dal Piano regionale per la Gestione dei Rifiuti.

    FONTE: Certificazione della produzione dei rifiuti urbani e della raccolta differenziata nell’anno 2015 approvata dal Consiglio regionale dell’Umbria

  • Quanto biometano produce?

    La produzione di biometano stimata è pari a 4 milioni di m3: una quantità che consente di soddisfare i bisogni di 2.380 le famiglie.
    La produzione di fertilizzante (ammendante compostato misto) è pari a 15.000 t/a.

  • Come verrà utilizzato il biometano prodotto?

    Il biometano prodotto potrà essere immesso nella rete del gas naturale e utilizzato per produrre energia elettrica e per il riscaldamento oppure potrà essere impiegato come biocarburante per l’autotrazione.
    Va sottolineato che per poter essere immesso nella rete, il biometano deve rispettare degli standard qualitativi molto elevati fissati da norme del Comitato Tecnico Gas.

  • Che benefici ci saranno per i cittadini?

    Una volta divenuto operativo, l’impianto consentirà risparmi che potranno tradursi in una riduzione della tassa sui rifiuti.
    L’impianto consente dei risparmi netti: per esempio, oggi è necessario inviare la FOU che non può essere trattata localmente in altre regioni, con un conseguente aggravio di costi.
    I benefici sono anche di tipo ambientale.
    Il biometano è una risorsa energetica rinnovabile, che riduce il ricorso a fonti fossili; rispetto ad altre fonti rinnovabili, come solare ed eolico ha un pregio in più: è accumulabile. Inoltre, riutilizzare il biometano, evitando che si disperda nell’ambiente, contribuisce alla riduzione dell’effetto serra.

  • Chi realizza l’impianto?

    Il progetto è stato realizzato da Asja Ambiente Italia. Ad Asja compete anche la costruzione e la gestione dell’impianto. L’accordo siglato prevede una concessione ventennale.
    Asja Ambiente Italia SpA è un gruppo, nato nel 1995, che opera a livello internazionale nel campo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Asja crede in uno sviluppo sostenibile e promuove concretamente progetti che consentono di ridurre e compensare le emissioni di CO2 responsabili del cambiamento climatico.

    Leader nella valorizzazione energetica del biogas da discarica, Asja ha progettato e costruito oltre 60 impianti in Italia e all’estero.

    Per approfondire: www.asja.biz

  • Come è stato scelto il partner tecnico?

    Asja ha partecipato a una gara pubblica in cui la selezione è avvenuta sulla base di criteri  tecnici ed economici.

  • Che garanzie ci sono del suo impegno nel tempo?

    Il biodigestore di Foligno non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto, perché si tratta di un progetto finanziato prevalentemente dal soggetto privato; Asja si assume il rischio operativo e assicurerà efficienza e funzionamento per tutta la durata il periodo di durata della concessione.

  • Quale fase autorizzativa sta attraversando il progetto?

    Il progetto oggi è in fase di autorizzazione.

  • Quali sono i tempi di realizzazione previsti?

    Una volta conclusosi l’iter autorizzativo, verrà avviata la realizzazione dell’impianto. Secondo i tempi previsti dal progetto, l’impianto entrerà in esercizio entro la fine del 2017.

  • Perché l’impianto sarà realizzato a Casone?

    I nuovi impianti integrano quello attuale. Nell’area di Casone già oggi sono in funzione un impianto di compostaggio della FOU e un impianto di selezione meccanica e biostabilizzazione dei rifiuti indifferenziati. L’area di Casone è limitrofa all’impianto di depurazione delle acque reflue civile di Foligno.
    Collocare in quest’area i nuovi impianti consente di sfruttare al meglio le sinergie possibili tra le attività dello stesso comparto. La vicinanza alle principali via stradali e ferroviarie consente di ridurre l’impatto sul traffico cittadino.
    Inoltre, il Piano Regionale dei Rifiuti individua Casone come sito per la realizzazione dell’impianto.

  • Quale impatto avrà sull’ambiente circostante?

    Il progetto proposto da Asja punta a ridurre al massimo l’impatto ambientale. Particolare cura è stata posta nel trattamento delle emissioni odorigene.

  • Come vengono trattate le emissioni odorigene?

    La scelta tecnologica adottata incide drasticamente sulle emissioni odorigene, poiché la produzione del biogas avviene in ambiente privo di ossigeno e completamente sigillato. Per minimizzare la dispersione in atmosfera degli odori sono stati inoltre previsti diversi sistemi:

    • porte ad impacchettamento ad ogni varco,
    • capannone collocato in depressione,
    • sistemi di captazione e depurazione delle arie con torri di lavaggio,
    • biofiltri per la depurazione dell’aria.

    Per la sua tipologia e per le tecnologie applicate, l’impianto non produrrà altre emissioni significative nell’aria.

  • Ci sono pericoli per la salute pubblica?

    Il sistema adottato nel nuovo impianto di Casone prevede che il rifiuto resti per un lungo periodo all’interno di uno spazio sigillato a temperature elevate: questa procedura esclude totalmente il rischio che si sviluppino batteri patogeni, anzi il passaggio del rifiuto attraverso la digestione anaerobica prima e il compostaggio dopo ne riduce in generale la carica patogena del 65-70%.
    Allo stesso modo, il rischio di incendi è minimizzato da misure di sicurezza imposte dalla normativa sulla prevenzione incendi e dalle verifiche e controlli dei Vigili del Fuoco.
    Si sottolinea che né il processo di trasformazione del biogas in biometano, né la produzione di compost prevedono fasi in cui sia attivata una combustione.

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