L’impianto

L'impianto

Quello previsto è un sistema impiantistico costituito da due linee di trattamento diverse: una per la produzione di biometano, una per la produzione di compost.

 

1. Il biometano

Il progetto prevede un impianto di digestione anaerobica (cioè in assenza di ossigeno) dei rifiuti organici per la produzione di biogas. Attraverso un passaggio successivo, detto di purificazione del biogas (upgrading), si ottiene il biometano. Si tratta di un “sistema chiuso” in cui la fermentazione avviene in un ambiente sigillato.

La produzione di biometano stimata è pari a 4 milioni di m3: una quantità che consente di soddisfare i bisogni di 2.857 famiglie.

 

2. Il compost

Questa seconda linea serve per la produzione del compost e sostituisce integralmente quella attuale: il progetto prevede un’area in cui il materiale in uscita dal processo di digestione anaerobica, cioè il digestato, viene stabilizzato per produrre compost con alto contenuto fertilizzante per il terreno.

La produzione di fertilizzante (ammendante compostato misto) è pari a 15.000 t/a.

Come funziona

Il processo prevede diverse fasi. Ciascuna fase si svolge in una specifica area dell’impianto.

  • Ricezione della FOU,
  • Pre-trattamento della FOU,
  • Digestione anaerobica con produzione di biogas,
  • Compostaggio con produzione di fertilizzante,
  • Depurazione delle arie esauste,
  • Upgrading del biogas per la produzione del biometano,
  • Collegamento e immissione nella rete del metano.

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Come avviene il processo. Step by step

Il rifiuto viene conferito in impianto e inviato alla sezione di pretrattamento dove avviene un primo processo meccanico di selezione triturazione e omogeneizzazione. Al termine di questa prima fase, il materiale risultante viene inviato al digestore anaerobico, all’interno del quale si sviluppano le reazioni biochimiche per la produzione di biogas.

Il digestato, cioè la matrice non più degradabile prodotta dalla fase di digestione anaerobica, è stabile e privo di odori molesti. Ciò nonostante, per una completa stabilizzazione, subirà un ulteriore trattamento aerobico finalizzato alla produzione di compost da impiegare in agricoltura.

Il biogas prodotto nella fase anaerobica subisce un processo di desolforazione biologica e in seguito è inviato all’impianto di purificazione e upgrading.

Nell’impianto di upgrading il biogas viene depurato di componenti idrosolubili come solfuro di idrogeno, ammoniaca, particolato e anidride carbonica.

Il gas che deriva da questo trattamento è biometano di alta qualità ed efficienza, adatto ad essere immesso nella rete di distribuzione.

 

La tecnologia utilizzata

La differenza la fa l’ossigeno! Diversamente da altri impianti ormai tecnologicamente superati, Foligno Biometano utilizza una tecnologia di digestione anaerobica del rifiuto organico: a fare la differenza insomma è la mancanza dell’ossigeno.

Il processo è un sistema “chiuso” che avviene dentro reattori sigillati ermeticamente: una scelta che risolve alla radice il tema delle emissioni odorigene.

L’impianto è comunque dotato di un sistema per la captazione e il trattamento delle emissioni odorigene e di un programma di controllo e monitoraggio costante del processo.

Sul fronte della produzione del biometano, la tecnologia adottata, tra le più innovative e consolidate nel Nord Europa, consente di garantire standard elevati di qualità e sicurezza. Il processo di upgrading mira prevalentemente alla rimozione della CO2 e di altri composti come l’H2S presenti nel biogas e alla produzione di un gas costituito per il 98% da CH4, assimilabile al metano di rete.

I rifiuti. Quali e quanti?

L’impianto sarà alimentato attraverso la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, oltre a sfalci di verde e potature. Il processo prevede una fase di verifica e controllo sui rifiuti in ingresso. Per ciascun tipo di rifiuto è previsto un codice identificativo (CER). Anche i sottoprodotti che possono essere accettati nell’impianto sono rigidamente definiti.

L’impianto non può trattare rifiuti non codificati, né rifiuti pericolosi.

La capacità massima prevista dell’impianto è di 53.500 tonnellate all’anno: 40.000 ton di FOU e 13.500 ton di verde. Questa integrazione è necessaria per attivare il processo stesso.

È importante sottolineare che l’impianto non si aggiunge a quello attuale, ma lo sostituisce, rendendolo più efficiente e integrando la produzione di biometano.

L’impianto serve innanzitutto il bacino di AURI Sub Ambito 3 e la Regione Umbria. A livello regionale, nel 2015, la quantità di FOU prodotta è pari a 104.540 ton (83.770 ton FOU + 20.770 ton stralci verde). Questi valori sono destinati a crescere, considerando gli obiettivi fissati dal Piano regionale per la Gestione dei Rifiuti.

Solo avendo risposto pienamente alle esigenze di AURI Sub Ambito 3 e Regione Umbria, l’impianto potrà accogliere al suo interno rifiuti provenienti da Regioni limitrofe. Il ricorso alla frazione organica prodotta in altre regioni, in particolare dal sud Italia, non è contemplata, poiché non è economicamente sostenibile.

Ambiente e salute

Il progetto proposto da Asja punta a ridurre al minimo l’impatto ambientale e consente di realizzare tutte le operazioni in assoluta sicurezza.

 

Aria

Per la sua tipologia e per le tecnologie applicate, l’impianto non produrrà emissioni significative nell’aria.

Particolare cura è stata posta nel trattamento delle emissioni odorigene.

La scelta tecnologica adottata incide drasticamente sulle emissioni odorigene, poiché la produzione del biogas avviene in ambiente privo di ossigeno e completamente sigillato. Per minimizzare la dispersione in atmosfera degli odori sono stati inoltre previsti diversi sistemi:

  • porte ad impacchettamento ad ogni varco,
  • capannone collocato in depressione,
  • sistemi di captazione e depurazione delle arie con torri di lavaggio,
  • biofiltri per la depurazione dell’aria.

 

Acqua

La contaminazione delle falde acquifere è esclusa grazie alla impermeabilizzazione delle aree di transito dei mezzi di trasporto e alla creazione di barriere fisiche tra la falda e il terreno su cui poggia l’impianto.

 

Salute pubblica

Dal punto di vista della salute pubblica, Asja ha fatto alla base una scelta chiara e cioè quella di NON trattare nell’impianto di Foligno deiezioni animali. Problemi legati al botulino possono verificarsi solo ed ESCLUSIVAMENTE in impianti che trattano anche questo tipo di rifiuto.

Il sistema adottato nel nuovo impianto di Casone prevede che il rifiuto resti per un lungo periodo all’interno di uno spazio sigillato a temperature elevate: questa procedura esclude totalmente il rischio che si sviluppino batteri patogeni, anzi il passaggio del rifiuto attraverso la digestione anaerobica prima e il compostaggio dopo ne riduce in generale la carica patogena del 65-70%.

 

Prevenzione incendi

Né il processo di trasformazione del biogas in biometano, né la produzione di compost prevedono fasi in cui si attivi una combustione. La prevenzione di eventuali incendi, dunque, è realizzata seguendo le misure standard di sicurezza imposte dalla normativa e dalle verifiche e controlli dei Vigili del Fuoco.

La scelta dell’area

Il nuovo impianto integra quello attuale. Nell’area di Casone già oggi sono in funzione un impianto di compostaggio della FOU e un impianto di selezione meccanica e biostabilizzazione dei rifiuti indifferenziati. L’area di Casone è limitrofa all’impianto di depurazione delle acque reflue civile di Foligno.

Collocare in quest’area il nuovo impianto consente di sfruttare al meglio le sinergie possibili tra le attività dello stesso comparto. La vicinanza alle principali via stradali e ferroviarie consente di ridurre l’impatto sul traffico cittadino.

Inoltre, il Piano Regionale dei Rifiuti individua Casone come sito per la realizzazione dell’impianto.

Tempi

Una volta conclusosi l’iter autorizzativo, verrà avviata la realizzazione dell’impianto. L’impianto entrerà in esercizio a fine 2018.